La moda degli anniversari in Italia tocca molti - papi, presidenti, risorgimentali - e sfiora o ignora alcuni, quelli sui quali la memoria e' meglio non esercitarla troppo. Il 24 maggio di 20 anni fa entrai in classe in una scuola, in un paese in lutto: il giorno precedente il giudice Falcone era morto nell'attentato di Capaci. Di quella mattina ricordo il mediocre discorsetto di circostanza della professoressa di scienze. La signora non mancava mai di ricordarci che lei era destinata all'alta ricerca, ma per sventure varie si era dovuta accontentare dell'insegnamento - non ho mai capito se lo dicesse per invogliarci alla ricerca o per comunicare garbatamente il suo tiepido attaccamento a noi studenti, anche se propendo più per la seconda. Comunque bisogna dire che fu l'unica a spendere due parole per avvisarci che lo stato - cioè tutti noi - aveva subito un colpo mortale. La signora dimentico' di dirci il resto della verità. Nessun altro docente - che io ricordi - spese una mezza attività per ricordare il magistrato o per porre all'attenzione il tema della mafia; che so, qualche lettura critica, un documentario, la lettura di un romanzo di Sciascia. Niente. L'evento era gia' dimenticato. E continua ad esserlo, tranne qualche ritualetto di circostanza. Stessa storia per il magistrato Borsellino.
Il corso di italiano a Hopkins prevede un'unita' sulla storia della mafia e sull'attività dei due magistrati. E' forse la parte più educativa - culturalmente parlando - di tutto l'anno e i ragazzi la seguono con interesse, ma ci sono delle cose che gli rimangono profondamente oscure. Un giorno chiesi per quale ragione secondo loro la mafia convive con lo stato praticamente dalla sua fondazione, senza reale soluzione di continuità. Mi hanno tirato fuori una serie risposte raffinate e corrette, ma hanno completamente saltato quella principale. Ci sono voluti un paio di giorni di riflessioni per focalizzare il nesso tra politica e mafia. Eppure lo avevano sotto gli occhi nella storia che avevamo appena percorso: il caso Notarbartolo, l'azione Mori, i delitti sospetti ecc. Gli studenti sono bravi e avevano studiato, ma e' come se avessero costantemente rimosso quel nesso.
E il problema e' esattamente questo. Si dimentica che i due più gradi servitori che lo Stato italiano abbia mai avuto sono stati vittime dell'abbandono e del tradimento. Proprio in questi giorni, ripercorrendo i documenti e il materiale da presentare in classe, vengono i brividi a rivedere tutta la tragedia annunciata. Dopo la morte di Falcone le parole di Borsellino si fecero più dure verso chi aveva fatto poco in un senso e forse qualcosa di troppo in un altro senso. E' esattamente questo che non bisognerebbe dimenticare, seppure e' difficile da digerire, che non si può proprio dire che i due magistrati abbiano riposto le loro vite in mani istituzionali sicure.
Sarebbe bello se quest'anno le scuole e le università - se non le istituzioni politiche - gli studenti, se non i professori, ricordassero Falcone e Borsellino, non onorandoli con parate o discorsetti, ma con l'informazione e la riflessione attenta su quegli eventi di 20 anni fa.