Appena tornati da Zion National Park, ovvero il parco dei pini 'piantati' nella roccia rossa.
La prima cosa che sorprende entrando e' - dopo la consueta organizzazione di TUTTO, nella quale gli statunitensi sono maestri - e' l'azzeccatissima accoppiata di verdi del mondo vegetale, rossi del mondo minerale con qualche tocco di smeraldo delle "piscine" naturali alle quali si puo' salire dopo un percorso che passa sotto una leggera cascata all'ombra della montagna. Siamo saliti in alto all'ultima piscina, color smeraldo, quasi alle nove di sera, piccola passeggiata a piedi nudi - assolutamente consigliata per rinfrescarsi dalla scarpinata - e poi siamo scesi a notte quasi arrivata, luna calante chiarissima - non c'e' una goccia di umidita'! - e stelle per tutti i gusti. Il tutto ricorda lontanamente le dolomiti, tranne per quei versanti di montagna come pelle di giganteschi rettili preistorici. Siamo ormai lontani dal deserto.
Al ritorno abbiamo tentato di tornare a Kanab senza riattraversare tutto il parco lungo tornanti e tunnel, ma alla fine era l'unica strada fattibile... e fatta con tanto di ranger che ci ferma per un abbagliante di troppo - nel bel mezzo delle montagne, allegramente tra i tornanti c'e' sfuggito - solita procedura americana dettagliatissima, come un cerimoniale da imparare a memoria e rispettare nei dettagli - la proceduralita' e' la categoria principale della vita americana. Nulla di grave, solo un controllo della patente, dove la foto e' orribile, ma tutto il resto e' in regola.
Domani torniamo per fare un'altro percorso: la "weeping rock", dal nome triste e l'aspetto incantante.
Lo so, lo so... avevo promesso il notturno nel deserto dell'Arizona e dintorni, non l'ho scordato... alla prossima.
mercoledì 24 luglio 2013
dall'alto dei cieli
Siamo a Page, Arizona, quasi pronti per ripartire, direzione Kanab, Utah, vicino al Zion National Park, soprattutto per vedere l'Emerald Pool scavata nel canyon... ma questa e' storia futura... ora cerco di essere telegrafico per la storia recente - nei miei momenti grafomani non e' facile.
Allora, prima di lasciare Moab, e il Moab Grill che a Giulio e' piaciuto molto - bistecche fantastiche! - abbiamo visto una delle 4 sezioni di Canyonlands - no, non e' un parco giochi, ma piuttosto un enorme parco nazionale di cui alcune zone remote sono raggiungibili solo dopo miglia di percorso fuori strada - la piu' accessibile con un macchina 'normale'. Si chiama "Isola nel cielo", perché? WOW! E' un altopiano con vari percorso e viewpoint dai quali si apre una vista su canyon, pinnacoli, fiumi, e il solito orizzonte ai confini della terra - mi chiedo cosa esattamente si riesca a vedere: un'altro stato o un'altro continente? Come stare in elicottero.
La mattina dopo, un po' acciaccati dal sole, siamo tornati al parco degli archi - per ora, per me, il piu' affascinante, forse perche' e' la prima cosa che ho visto, il primo impatto con quest'altro pianeta - diretti verso il "delicate arch" simbolo dello Utah, targhe delle macchine comprese.
Questo si trova su un dirupo dal quale ci si puo' affacciare - ma qui e' un mondo che vive su dirupi! - con molta cautela, mentre dalla parte interna dell'arco si apre un anfiteatro, a Giulio ha ricordato il Colosseo, e veramente ci si potrebbero fare spettacoli, ci sono anche i posti a sedere e in fondo uno stage - o una arena - perfetti. Chissa' com'e' l'acustica...
Il percorso per arrivarci comprende scalata di un roccia liscia, come una leggera gobba, che sotto al sole a picco e' una meraviglia di fatica!
La sera abbiamo lasciato Moab, a malincuore - non abbiamo visto i grandi disegni su roccia e le tracce di dinosauro li' intorno - verso la Monument Valley e il territorio Navajo, ma la scenic US 163 e l'attraversata del deserto dell'Arizona tra le tenebre ve la racconto con calma... Ciao!
Allora, prima di lasciare Moab, e il Moab Grill che a Giulio e' piaciuto molto - bistecche fantastiche! - abbiamo visto una delle 4 sezioni di Canyonlands - no, non e' un parco giochi, ma piuttosto un enorme parco nazionale di cui alcune zone remote sono raggiungibili solo dopo miglia di percorso fuori strada - la piu' accessibile con un macchina 'normale'. Si chiama "Isola nel cielo", perché? WOW! E' un altopiano con vari percorso e viewpoint dai quali si apre una vista su canyon, pinnacoli, fiumi, e il solito orizzonte ai confini della terra - mi chiedo cosa esattamente si riesca a vedere: un'altro stato o un'altro continente? Come stare in elicottero.
La mattina dopo, un po' acciaccati dal sole, siamo tornati al parco degli archi - per ora, per me, il piu' affascinante, forse perche' e' la prima cosa che ho visto, il primo impatto con quest'altro pianeta - diretti verso il "delicate arch" simbolo dello Utah, targhe delle macchine comprese.
Questo si trova su un dirupo dal quale ci si puo' affacciare - ma qui e' un mondo che vive su dirupi! - con molta cautela, mentre dalla parte interna dell'arco si apre un anfiteatro, a Giulio ha ricordato il Colosseo, e veramente ci si potrebbero fare spettacoli, ci sono anche i posti a sedere e in fondo uno stage - o una arena - perfetti. Chissa' com'e' l'acustica...
Il percorso per arrivarci comprende scalata di un roccia liscia, come una leggera gobba, che sotto al sole a picco e' una meraviglia di fatica!
La sera abbiamo lasciato Moab, a malincuore - non abbiamo visto i grandi disegni su roccia e le tracce di dinosauro li' intorno - verso la Monument Valley e il territorio Navajo, ma la scenic US 163 e l'attraversata del deserto dell'Arizona tra le tenebre ve la racconto con calma... Ciao!
domenica 21 luglio 2013
L'Ovest dell'Ovest
Siamo a viaggio cominciato e va scritta qualche riga prima che le prime impressioni si trasformino in altro. Venerdì abbiamo preso la macchina a Denver, Colorado, con una bella targa con scritta rossa su campo bianco con montagne sullo sfondo. Montagne, certo, perche' ad ovest di Denver, dove noi siamo diretti c'e' la catena montuosa alpina delle Rocky Mountains, che abbiamo attraversato sulla I-70. E' come attraversare le alpi, solo piu' a lungo. Tra le attrazioni, l'autostrada costeggia un fiume rosso, il rosso delle rocce, costeggiato - dall'altro lato - da un'improbabile ferrovia abbarbicata alla montagna - credo, spero, solo per merci - poi la strada passa attraverso il Glenwood canyon sospesa in aria e seguendo un vecchio sentiero attraverso la catena montuosa. Passata questa, si arriva alle colline e poi al deserto... si', dalle Rocky a Moab, in Utah, dove noi eravamo diretti, c'e' proprio... uno splendido nulla per centinaia di miglia di strada dritta verso un orizzonte sterminato, con un'aria secca che ti fa vedere lontano piu' di quanto si possa immaginare di poter vedere. Su quel tratto si susseguono cartelli "No Services" che ti ricordano - qualora non si vedesse - che per decine di miglia non c'e' benzina, cibo, centri abitati ecc. Tranne uno o due Visitor Center per prendere informazioni e arrampicarsi in alto per vedere il panorama: da un lato le montagne lasciate, dall'altro l'infinita pianura e i primi cenni di Canyon. E c'e' un vento caldo che porta un profumo che non ho mai sentito in nessun deserto, probabilmente dato dagli arbusti di piante basse che qui e li' tappezzano le pianure; sembra un tabacco leggero, molto piacevole.
Da Moab a Denver, 310 miglia, ci sono volute circa 7 ore, ma il paesaggio ti intrattiene come un compagno di viaggio, come se passassi da Bolzano ai deserti del Medio Oriente, cosi', da un'ora all'altra...
Moab e' un villaggio di quattro anime e molti motel in mezzo a due parchi: Arches Park e Canyonlands. Del secondo sapro' dirvi da domani, del primo - visto oggi - posso dire di non aver visto nulla di altrettanto sconvolgente in vita mia. L'unica cosa che mi viene in mente altrettanto dirompente e' il palazzo scolpito nella roccia di Petra, Giordania - quello di Indiana Jones, visto da fanciullino e che mi e' rimasto scolpito in testa come un'immagine da un altro modo.
Quando passi in macchina e a piedi nell'Arches Park, attraverso rocce a forma di pinnacoli, pareti e archi giganteschi, tra i quali intravedi un orizzonte, come al solito, lontanissimo, in un'ari secca e calda, la prima idea che viene in mente e' come potrebbe essere il pianeta Marte se lo si potesse visitare. Me lo immagino così, tranne per l'aria tersa e il cielo altissimo e di un blu che fa da partner perfetto al rosso-arancio della pietra.
Tra le attrazioni principali di questo parco c'e' il Delicate Arch, simbolo dello stato dello Utah, e che fra qualche secolo probabilmente scomparira' per erosione - da cui il 'delicate' -, la Balanced rock, ovvero una palla gigante in magico equilibrio sulla punta di una colonna, e i Three Gossips, ovvero tre dame che si sussurrano qualcosa l'una verso le altre da qualche migliaia - suppongo - di anni.
E noi in mezzo che facevamo i funamboli sulle rocce tra le gigantesche opere d'arte della natura.
Non ricordo quando, molto prima di arrivare negli States, lessi che alcuni nativi americani ebbero dei problemi ad adattare i loro occhi alle distanze brevi, come se fossero abituati a lanciare lo sguardo da un canyon all'altro senza incontrare ostacoli, come aquile di terra. Ora ho capito di cosa si parlava.
Da Moab a Denver, 310 miglia, ci sono volute circa 7 ore, ma il paesaggio ti intrattiene come un compagno di viaggio, come se passassi da Bolzano ai deserti del Medio Oriente, cosi', da un'ora all'altra...
Moab e' un villaggio di quattro anime e molti motel in mezzo a due parchi: Arches Park e Canyonlands. Del secondo sapro' dirvi da domani, del primo - visto oggi - posso dire di non aver visto nulla di altrettanto sconvolgente in vita mia. L'unica cosa che mi viene in mente altrettanto dirompente e' il palazzo scolpito nella roccia di Petra, Giordania - quello di Indiana Jones, visto da fanciullino e che mi e' rimasto scolpito in testa come un'immagine da un altro modo.
Quando passi in macchina e a piedi nell'Arches Park, attraverso rocce a forma di pinnacoli, pareti e archi giganteschi, tra i quali intravedi un orizzonte, come al solito, lontanissimo, in un'ari secca e calda, la prima idea che viene in mente e' come potrebbe essere il pianeta Marte se lo si potesse visitare. Me lo immagino così, tranne per l'aria tersa e il cielo altissimo e di un blu che fa da partner perfetto al rosso-arancio della pietra.
Tra le attrazioni principali di questo parco c'e' il Delicate Arch, simbolo dello stato dello Utah, e che fra qualche secolo probabilmente scomparira' per erosione - da cui il 'delicate' -, la Balanced rock, ovvero una palla gigante in magico equilibrio sulla punta di una colonna, e i Three Gossips, ovvero tre dame che si sussurrano qualcosa l'una verso le altre da qualche migliaia - suppongo - di anni.
E noi in mezzo che facevamo i funamboli sulle rocce tra le gigantesche opere d'arte della natura.
Non ricordo quando, molto prima di arrivare negli States, lessi che alcuni nativi americani ebbero dei problemi ad adattare i loro occhi alle distanze brevi, come se fossero abituati a lanciare lo sguardo da un canyon all'altro senza incontrare ostacoli, come aquile di terra. Ora ho capito di cosa si parlava.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)