domenica 21 luglio 2013

L'Ovest dell'Ovest

Siamo a viaggio cominciato e va scritta qualche riga prima che le prime impressioni si trasformino in altro. Venerdì abbiamo preso la macchina a Denver, Colorado, con una bella targa con scritta rossa su campo bianco con montagne sullo sfondo. Montagne, certo, perche' ad ovest di Denver, dove noi siamo diretti c'e' la catena montuosa alpina delle Rocky Mountains, che abbiamo attraversato sulla I-70. E' come attraversare le alpi, solo piu' a lungo. Tra le attrazioni, l'autostrada costeggia un fiume rosso, il rosso delle rocce, costeggiato - dall'altro lato - da un'improbabile ferrovia abbarbicata alla montagna - credo, spero, solo per merci - poi la strada passa attraverso il Glenwood canyon sospesa in aria e seguendo un vecchio sentiero attraverso la catena montuosa. Passata questa, si arriva alle colline e poi al deserto... si',  dalle Rocky a Moab, in Utah, dove noi eravamo diretti, c'e' proprio... uno splendido nulla per centinaia di miglia di strada dritta verso un orizzonte sterminato, con un'aria secca che ti fa vedere  lontano piu' di quanto si possa immaginare di poter vedere. Su quel tratto si susseguono cartelli "No Services" che ti ricordano - qualora non si vedesse - che per decine di miglia non c'e' benzina, cibo, centri abitati ecc. Tranne uno o due Visitor Center per prendere informazioni e arrampicarsi in alto per vedere il panorama: da un lato le montagne lasciate, dall'altro l'infinita pianura e i primi cenni di Canyon. E c'e' un vento caldo che porta un profumo che non ho mai sentito in nessun deserto, probabilmente dato dagli arbusti di piante basse che qui e li' tappezzano le pianure; sembra un tabacco leggero, molto piacevole.
Da Moab a Denver, 310 miglia, ci sono volute circa 7 ore, ma il paesaggio ti intrattiene come un compagno di viaggio, come se passassi da Bolzano ai deserti del Medio Oriente, cosi', da un'ora all'altra...
Moab e' un villaggio di quattro anime e molti motel in mezzo a due parchi: Arches Park e Canyonlands. Del secondo sapro' dirvi da domani, del primo - visto oggi - posso dire di non aver visto nulla di altrettanto sconvolgente in vita mia. L'unica cosa che mi viene in mente altrettanto dirompente e' il palazzo scolpito nella roccia di Petra, Giordania - quello di Indiana Jones, visto da fanciullino e che mi e' rimasto scolpito in testa come un'immagine da un altro modo.
Quando passi in macchina e a piedi nell'Arches Park, attraverso rocce a forma di pinnacoli, pareti e archi giganteschi, tra i quali intravedi un orizzonte, come al solito, lontanissimo, in un'ari secca e calda, la prima idea che viene in mente e' come potrebbe essere il pianeta Marte se lo si potesse visitare. Me lo immagino così, tranne per l'aria tersa e il cielo altissimo e di un blu che fa da partner perfetto al rosso-arancio della pietra.
Tra le attrazioni principali di questo parco c'e' il Delicate Arch, simbolo dello stato dello Utah, e che fra qualche secolo probabilmente scomparira' per erosione - da cui il 'delicate' -, la Balanced rock, ovvero una palla gigante in magico equilibrio sulla punta di una colonna, e i Three Gossips, ovvero tre dame che si sussurrano qualcosa l'una verso le altre da qualche migliaia - suppongo - di anni.
E noi in mezzo che facevamo i funamboli sulle rocce tra le gigantesche opere d'arte della natura.
Non ricordo quando, molto prima di arrivare negli States, lessi che alcuni nativi americani ebbero dei problemi ad adattare i loro occhi alle distanze brevi, come se fossero abituati a lanciare lo sguardo da un canyon all'altro senza incontrare ostacoli, come aquile di terra. Ora ho capito di cosa si parlava.    

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