Dalla letteratura di viaggio alla vita quotidiana, lo sguardo dell'uomo europeo si stende sul territorio statunitense con senso di superiorità e deluso da quello che vede; come a dire "ma questo posto non e' proprio l'Europa...".
Venire negli States e storcere il naso perche' non si trova l'Italia o la Francia e' come andare in pescheria e lamentarsi perche' non c'e' verso di comprare una bistecca di manzo.
Gli States non solo sono un paese 'nuovo', ma anche immenso, in cui la gente - americani e non - si muove molto frequentemente e su distanze lunghe, ben più' di quanto avvenga in Europa. Ne e' prova la facilita' con cui si affitta un appartamento, l'ampio mercato di macchine usate - che si comprano quando si arriva e si vendono quando si parte - e altre cose simili. L'omogeneita' delle strutture, delle procedure, dei panorami, delle forme di espressione ha la stessa funzione che hanno il dollaro, l'inglese e la bandiera a stelle e strisce. Non e' solo una questione di patriottismo: se qui ogni cosa fosse diversa da stato a stato, i milioni di cittadini che attraversano questo paese in lungo e largo impazzirebbero ad ogni spostamento. L'uniformita' qui e' una necessita' vitale. Cio' che stufa il turista che passa un mese negli States, permette ai residenti di sopravvivere alla vita quotidiana.
E' vero, le french fries che mangi a Boston sono le stesse che il giorno prima hai mangiato a Baltimore e l'autostrada che va da NYC a Orlando in Florida non cambia mai: stessi motel, stesse gas station, stesso asfalto. E sarebbe del tutto illogico il contrario.
Le grandi metropoli rappresentano il massimo della diversita' a breve distanza; basta pensare a Baltimore e Washington: due realtà' completamente diverse a quaranta minuti di treno l'una dall'altra. Eppure c'e' sempre un grande impegno per farti ricordare - quasi rassicurarti - che sei sempre negli States, dall'Atlantico al Pacifico.
Tutto questo permette al viaggiatore di ritrovarsi sempre a 'casa', in un paese in cui ci si può sentire continuamente sradicati dal proprio ambiente: appena ti sei costruito un tessuto di rapporti sulla East Coast per qualche ragione ti ritrovi in Colorado, sui Grandi Laghi o in Oregon.
La bandiera nazionale sul porch e il il canestro nel front yard, la brodaglia che chiamano caffè americano e l'insegna luminosa del fast food, e molto altro serve a dare un minimo di stabilita' all'anima e al corpo dell'America. Pensare che tutto questo sia monotono non aiuta a capire questo paese.
giovedì 26 gennaio 2012
sabato 14 gennaio 2012
L'America da ridere
Ma l'uva senza semi c'è anche in Italia? Dico: a parte la cosiddetta 'pizzutella'.
No, perché l'America vende solo quella 'snocciolata': bianca, nera, metà e metà, di tutti i colori, ma comunque senza semi. Mi continuo a chiedere come diavolo facciano a ripiantarla, cioè, voglio dire la canzoncina "... per fare l'albero ci vuole il seme, ecc." è sempre valida - tranne che per la 'pizzutella' di cui sopra, che infatti sin da piccolo ho considerato un po' magica - o no?
Se poi vuoi un po' di acqua minerale naturale - per mandare giù i semi che non ci sono - o ti compri i filtri o ti compri l'acqua imbottigliata da altri, che è presa dal rubinetto e filtrata con gli stessi filtri che ti saresti comprato tu. Sull'etichetta delle bottiglie non c'è scritto praticamente niente (sapete tutte quelle cose tipo 'residuo fisso', 'sodio', ecc. che abbiamo noi) tranne che ... è priva di zuccheri e di calorie ... ma che è una Diet Coke?!
Se invece hai deciso di mangiare qualcosa di buono, segui come un segugio le pubblicità che dicono: "con vera crema", "con vera fragola", "con vero..." un accidente che gli piglia! Ma perché se non c'è scritto o non lo dicono è sottinteso che 'è finto'? ... Ecco perché l'uva non ha i semi...
Ma lasciamo il cibo e passiamo ad altro, per esempio... la "tazza di Linus", sì, ho rinominato così ogni oggetto contenente liquido che l'americano di ogni età tende a portarsi in giro qualsiasi tempo faccia - ho visto dei funamboli durante l'uragano che non vi dico: capaci di mantenere in mano qualsiasi contenitore. Una volta una madre di un compagno di scuola di Giulio arrivò con una tazzina da espresso con piattino... ma come si fa, voglio dire come si fa a non farla cadere mentre si corre a portare il figlio in classe alle 8 di mattina. Altri sfidano di meno la forza di gravità e vanno in giro con i termos. E mentre le mamme e i papà si portano la tazza di Linus, i figli sono mandati in giro in maglietta a maniche corte... con qualche grado intorno allo 0 e magari qualche fiocco di neve; sì, perché, vedete... è un fatto di abitudine, come gli studenti che indossano le infradito a Gennaio e poi mi starnutiscono in classe un giorno sì e l'altro pure... basta abituarvisi.
Non mi viene in mente altro, ma semplicemente perché è troppo tardi ed è stata una giornataccia... magari la prossima volta.
No, perché l'America vende solo quella 'snocciolata': bianca, nera, metà e metà, di tutti i colori, ma comunque senza semi. Mi continuo a chiedere come diavolo facciano a ripiantarla, cioè, voglio dire la canzoncina "... per fare l'albero ci vuole il seme, ecc." è sempre valida - tranne che per la 'pizzutella' di cui sopra, che infatti sin da piccolo ho considerato un po' magica - o no?
Se poi vuoi un po' di acqua minerale naturale - per mandare giù i semi che non ci sono - o ti compri i filtri o ti compri l'acqua imbottigliata da altri, che è presa dal rubinetto e filtrata con gli stessi filtri che ti saresti comprato tu. Sull'etichetta delle bottiglie non c'è scritto praticamente niente (sapete tutte quelle cose tipo 'residuo fisso', 'sodio', ecc. che abbiamo noi) tranne che ... è priva di zuccheri e di calorie ... ma che è una Diet Coke?!
Se invece hai deciso di mangiare qualcosa di buono, segui come un segugio le pubblicità che dicono: "con vera crema", "con vera fragola", "con vero..." un accidente che gli piglia! Ma perché se non c'è scritto o non lo dicono è sottinteso che 'è finto'? ... Ecco perché l'uva non ha i semi...
Ma lasciamo il cibo e passiamo ad altro, per esempio... la "tazza di Linus", sì, ho rinominato così ogni oggetto contenente liquido che l'americano di ogni età tende a portarsi in giro qualsiasi tempo faccia - ho visto dei funamboli durante l'uragano che non vi dico: capaci di mantenere in mano qualsiasi contenitore. Una volta una madre di un compagno di scuola di Giulio arrivò con una tazzina da espresso con piattino... ma come si fa, voglio dire come si fa a non farla cadere mentre si corre a portare il figlio in classe alle 8 di mattina. Altri sfidano di meno la forza di gravità e vanno in giro con i termos. E mentre le mamme e i papà si portano la tazza di Linus, i figli sono mandati in giro in maglietta a maniche corte... con qualche grado intorno allo 0 e magari qualche fiocco di neve; sì, perché, vedete... è un fatto di abitudine, come gli studenti che indossano le infradito a Gennaio e poi mi starnutiscono in classe un giorno sì e l'altro pure... basta abituarvisi.
Non mi viene in mente altro, ma semplicemente perché è troppo tardi ed è stata una giornataccia... magari la prossima volta.
martedì 10 gennaio 2012
... non diciamo eresie ...
A volte le cose da lontano si vedono in una prospettiva diversa, non so se meglio o peggio. E sorgono dei dubbi di quelli che non dovrebbero più occuparci la testa, di quelli che dovrebbero essere messi da parte dalla nostra splendente modernità. Insomma, cose gia' assodate o semplicemente ormai assunte a dogma di un'epoca che non si puo' più permettere lo scetticismo su certi temi.
Mettiamo che un nuovo governo sia in grado - se lo e' - di rimettere a posto i danni di almeno 20 anni di cattiva gestione, prendiamo atto che lo stesso governo non e' stato scelto dal popolo sovrano, allora c'e' una buona possibilità che il popolo sovrano abbia dei problemi a fare delle buone scelte. Accidenti! Non e' che ci va in crisi il primo assioma di ogni sistema democratico, quello consegnatoci dalle rivoluzioni moderne?! Si', intendo proprio quello al quale non possiamo certo più rinunciare - pena un passo indietro di secoli. Quella luminosa regola aurea che recita "la maggioranza ha sempre ragione". Intendiamoci bene: non sto qui a dire che sia vero il contrario: mi cadrebbe sulla testa una ghigliottina di quelle che non si vedono da piu' di due secoli. Di più: io mi prostro umilmente di fronte alla divinità di ogni costituzione moderna; riconosco l'onnipotenza della maggioranza, temo la sua vedetta, ed Ella e' per me un Dio degli eserciti, lo stesso di Giobbe e del sacrificio di Isacco... insomma ci siamo capiti.
E' solo che quella ipotesi di cui dicevo all'inizio, cioè che per scegliere bene si debba escludere il voto popolare, come e' stato fatto, mi occupa abusivamente la testa come un odiosissimo tarlo. Non che quelli che inneggiano alle elezioni anticipate lo facciano per amor di popolo, figuriamoci... Ma ciò non toglie che siamo nel paradosso di una repubblica che per risollevarsi deve mettere da parte il suo popolo sovrano. Come la mettiamo?
L'avete sentita La marchetta di Popolino di Caparezza... non ce l'avra' mica con lo stesso popolo votante, perche' se cosi' fosse il suo "Sogno eretico" lo sarebbe più di quanto i campioni della democrazia moderna possano tollerare! Che vorrebbe dire? Che la maggioranza puo essere malata dei peggiori vizi sociali? Che il popolo non e' per natura il più saggio dei soggetti politici? Che il popolo può essere contagiato da una "malattia morale" tipo quella diagnosticata da Croce?
Per non parlare di Cristicchi e della sua censuratissima canzone Prete, che dà un affondo nelle viscere dell'anima popolare, mettendo in crisi la maggioranza, la sua dubbia moralità e quella delle sue guide spirituali di quartiere... Non c'e' più religione! Direbbe la saggezza popolare... quella che non prevede contraddittori, e che ha sempre ragione qualsiasi cosa faccia.
Attenzione: l'Italia non e' il paese giusto per gli eretici, di nessun tipo, e nemmeno per gli scettici, qualsiasi dubbio possano avere.
La maggioranza e' un idolo come gli altri, diceva Nietzsche.
La maggioranza vive nella perenne adorazione di se stessa, diceva Tocqueville.
La maggioranza decide che non può essere messa in dubbio, punto e basta, dice un anonimo.
Mettiamo che un nuovo governo sia in grado - se lo e' - di rimettere a posto i danni di almeno 20 anni di cattiva gestione, prendiamo atto che lo stesso governo non e' stato scelto dal popolo sovrano, allora c'e' una buona possibilità che il popolo sovrano abbia dei problemi a fare delle buone scelte. Accidenti! Non e' che ci va in crisi il primo assioma di ogni sistema democratico, quello consegnatoci dalle rivoluzioni moderne?! Si', intendo proprio quello al quale non possiamo certo più rinunciare - pena un passo indietro di secoli. Quella luminosa regola aurea che recita "la maggioranza ha sempre ragione". Intendiamoci bene: non sto qui a dire che sia vero il contrario: mi cadrebbe sulla testa una ghigliottina di quelle che non si vedono da piu' di due secoli. Di più: io mi prostro umilmente di fronte alla divinità di ogni costituzione moderna; riconosco l'onnipotenza della maggioranza, temo la sua vedetta, ed Ella e' per me un Dio degli eserciti, lo stesso di Giobbe e del sacrificio di Isacco... insomma ci siamo capiti.
E' solo che quella ipotesi di cui dicevo all'inizio, cioè che per scegliere bene si debba escludere il voto popolare, come e' stato fatto, mi occupa abusivamente la testa come un odiosissimo tarlo. Non che quelli che inneggiano alle elezioni anticipate lo facciano per amor di popolo, figuriamoci... Ma ciò non toglie che siamo nel paradosso di una repubblica che per risollevarsi deve mettere da parte il suo popolo sovrano. Come la mettiamo?
L'avete sentita La marchetta di Popolino di Caparezza... non ce l'avra' mica con lo stesso popolo votante, perche' se cosi' fosse il suo "Sogno eretico" lo sarebbe più di quanto i campioni della democrazia moderna possano tollerare! Che vorrebbe dire? Che la maggioranza puo essere malata dei peggiori vizi sociali? Che il popolo non e' per natura il più saggio dei soggetti politici? Che il popolo può essere contagiato da una "malattia morale" tipo quella diagnosticata da Croce?
Per non parlare di Cristicchi e della sua censuratissima canzone Prete, che dà un affondo nelle viscere dell'anima popolare, mettendo in crisi la maggioranza, la sua dubbia moralità e quella delle sue guide spirituali di quartiere... Non c'e' più religione! Direbbe la saggezza popolare... quella che non prevede contraddittori, e che ha sempre ragione qualsiasi cosa faccia.
Attenzione: l'Italia non e' il paese giusto per gli eretici, di nessun tipo, e nemmeno per gli scettici, qualsiasi dubbio possano avere.
La maggioranza e' un idolo come gli altri, diceva Nietzsche.
La maggioranza vive nella perenne adorazione di se stessa, diceva Tocqueville.
La maggioranza decide che non può essere messa in dubbio, punto e basta, dice un anonimo.
domenica 8 gennaio 2012
L'italia nell'immaginario altrui
Generalizzerò... ma non credo di allontanarmi troppo dalla realtà. Quello che sento dalle parole degli americani o inglesi che parlano dell'Italia è sempre un quadretto tutto fiori, luce e panorami, nella versione più sublimata, o cibo e bella vita al suon di serenate per i più materialisti. Insomma, continua ad essere in sostanza quello che raccontano i viaggiatori letterati da un paio di secoli a questa parte; Nathaniel Hawthorne è un ottimo esempio, quasi un archetipo del modo in cui l'americano sente l'Italia. Il suo The Marble Faun è ben più che centenario ma è anche attualissimo per il modo in cui l'Italia è sognata dagli stranieri, tra il gotico, il trasognato e il romantico.
E' uno dei motivi, credo, per cui al pubblico americano piace tanto La dolce vita di Fellini, che sta alla vera realtà romana come un sogno sta alle percezioni che l'hanno ispirato. Fatto sta che quel film, tanto per fare un esempio, è spesso il solo frammento di Italia che vive nell'immaginario dello studente medio di college: tutto il resto riguarda il cibo, come potete ben immaginare... Ma il contagio da Belpaese tutto meraviglie e spontaneità affligge in modi diversi anche gli adulti. Ieri a cena da amici - non faccio nomi, non si sa mai - un distinto signore inglese - a dimostrazione che non è solo un problema americano - parlava di una sua visita a qualche isola della costa amalfitana come se avesse attraversato il paradiso dell'Europa e, visto che l'esperienza era andata così bene, aveva deciso per la prossima estate un romantico giro nell'entroterra campano, nei villaggi più lontani dal turismo... sì, magari a Casal di Principe, a visitare il set di Gomorra... ma ci rendiamo conto! Io e Monica abbiamo tentato di spostare il suo progetto suicida in Basilicata, non so... tra i sassi di Matera, per esempio, dove il rischio di tornarsene sano e salvo in UK è più alto. Abbiamo già un esempio di altri amici del nord Europa finiti con una pistola puntata alla tempia perché s'erano fatti prendere dalla febbre del giro in Campania.
E' sempre la stessa storia: la sindrome del romantico paese del sole e dei limoni, tutta natura e genuinità di costumi, dove la gente è spontanea, cordiale e vera, e basta: un ritrattino monocromatico, abbastanza piatto, quasi stucchevole, che si ripropone a discapito della complessità del nostro paese, che è bello e dannato come gli eroi di Scott Fitzgerald, alle prese con nodi inestricabili come i labirinti di Borges, e non più tanto ben disposto a coccolare il turista di turno.
E' uno dei motivi, credo, per cui al pubblico americano piace tanto La dolce vita di Fellini, che sta alla vera realtà romana come un sogno sta alle percezioni che l'hanno ispirato. Fatto sta che quel film, tanto per fare un esempio, è spesso il solo frammento di Italia che vive nell'immaginario dello studente medio di college: tutto il resto riguarda il cibo, come potete ben immaginare... Ma il contagio da Belpaese tutto meraviglie e spontaneità affligge in modi diversi anche gli adulti. Ieri a cena da amici - non faccio nomi, non si sa mai - un distinto signore inglese - a dimostrazione che non è solo un problema americano - parlava di una sua visita a qualche isola della costa amalfitana come se avesse attraversato il paradiso dell'Europa e, visto che l'esperienza era andata così bene, aveva deciso per la prossima estate un romantico giro nell'entroterra campano, nei villaggi più lontani dal turismo... sì, magari a Casal di Principe, a visitare il set di Gomorra... ma ci rendiamo conto! Io e Monica abbiamo tentato di spostare il suo progetto suicida in Basilicata, non so... tra i sassi di Matera, per esempio, dove il rischio di tornarsene sano e salvo in UK è più alto. Abbiamo già un esempio di altri amici del nord Europa finiti con una pistola puntata alla tempia perché s'erano fatti prendere dalla febbre del giro in Campania.
E' sempre la stessa storia: la sindrome del romantico paese del sole e dei limoni, tutta natura e genuinità di costumi, dove la gente è spontanea, cordiale e vera, e basta: un ritrattino monocromatico, abbastanza piatto, quasi stucchevole, che si ripropone a discapito della complessità del nostro paese, che è bello e dannato come gli eroi di Scott Fitzgerald, alle prese con nodi inestricabili come i labirinti di Borges, e non più tanto ben disposto a coccolare il turista di turno.
domenica 1 gennaio 2012
Terra d'ombre
Ci sono luoghi di Baltimore dove gli uomini sono ombre, sagome nere che attraversano le strade, stanno immobili agli angoli degli incorci, fissano il vuoto, o aspettano altre ombre. West Baltimore è uno di quei luoghi. Il 25 dicembre ci è capitato di passare di là, per una strada già fatta - come Alessia ben sa - e che non avremmo dovuto rifare, ma chi ci pensava più. Eravamo diretti a Washington DC per vedere degli amici e la strada più' breve era quella - mai fidarsi troppo di google maps! Giulio era impegnato in qualcosa di suo, Monica ed io eravamo impegnati a non apparire quali eravamo: fosforescenti.
Il 25 matttina c'era un sole invernale che fa venire voglia di guardare, ma quello che vedevamo non era gradevole. Il 25 dicembre a West B. non è né Natale né un altro tempo dell'anno: è semplicemente il tempo di chi non guarda né indietro né avanti. Lì la luce del sole sembra più fredda che altrove, una luce surreale, che evidenzia le sagome immobili o lente, spesso curve, con volti coperti che non si sa cosa fissino, e che e' meglio non fissare. Le macchine sembrano troppo lente, i semafori troppo lunghi, gli incroci troppo vuoti o con presenze che non vorresti accanto a te mentre aspetti il verde. Le strade sono lunghe, tutte uguali e dividono block che non hanno nulla di particolare. Una delle sensazioni più forti è che la strada sia troppo lunga, che la allunghino come un elastico lì per lì mentre la percorri e che con la strada si prolunghi lo spettacolo sui marciapiedi.
West B. è ciò che magari dimentichi per buona parte dell'anno - e forse proprio per questo capita per caso di ripassarci - ma che è sempre lì, a poche miglia dai college con l'erba tagliata al punto giusto e da Roland Park con le sue townhouse gioiosamente decorate a festa come la case delle bambole: tutte diverse per dare un grazioso spettacolo ai passanti. A Roland Park i cittadini si preoccupano di fare buona impressione al prossimo, a West B. le ombre aspettano ancora di diventare esseri umani.
Il 25 matttina c'era un sole invernale che fa venire voglia di guardare, ma quello che vedevamo non era gradevole. Il 25 dicembre a West B. non è né Natale né un altro tempo dell'anno: è semplicemente il tempo di chi non guarda né indietro né avanti. Lì la luce del sole sembra più fredda che altrove, una luce surreale, che evidenzia le sagome immobili o lente, spesso curve, con volti coperti che non si sa cosa fissino, e che e' meglio non fissare. Le macchine sembrano troppo lente, i semafori troppo lunghi, gli incroci troppo vuoti o con presenze che non vorresti accanto a te mentre aspetti il verde. Le strade sono lunghe, tutte uguali e dividono block che non hanno nulla di particolare. Una delle sensazioni più forti è che la strada sia troppo lunga, che la allunghino come un elastico lì per lì mentre la percorri e che con la strada si prolunghi lo spettacolo sui marciapiedi.
West B. è ciò che magari dimentichi per buona parte dell'anno - e forse proprio per questo capita per caso di ripassarci - ma che è sempre lì, a poche miglia dai college con l'erba tagliata al punto giusto e da Roland Park con le sue townhouse gioiosamente decorate a festa come la case delle bambole: tutte diverse per dare un grazioso spettacolo ai passanti. A Roland Park i cittadini si preoccupano di fare buona impressione al prossimo, a West B. le ombre aspettano ancora di diventare esseri umani.
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