Passato il Natale,
possiamo smettere di essere troppo buoni.
Qualche giorno fa
sono ritornato su un articolo di Stanley Fish, "Will the Humanities Save
Us?"
http://opinionator.blogs.nytimes.com/2008/01/06/will-the-humanities-save-us/
Fish, considerato in
ogni caso un maestro – buono o cattivo che sia - dei nostri giorni, si lancia
in un attacco contro i tentativi di difesa della legittimita' della presenza
degli 'studia humanitatis' nel mercato culturale del terzo millennio.
In parole povere, i quesiti in ballo sono: le discipline umanistiche ci servono ancora? Ci sono mai
servite? Perche' continuare a finanziarle? Come se i finanziamenti piovessero
torrenzialmente - piu' che mai nell'Italia madre di tali
discipline. Comunque sia, Fish passa in rassegna, in pillole, i tentativi
di difesa condotti fino ad oggi e poi dice la sua, ovvero: diciamoci la verita'
ste discipline non servono a nulla tranne a soddisfare la curiosita'
intellettuale di noi mortali. Finito? Si, il retore-filosofo dei nostri giorni
non ha altro da dire e il suo argomento e' a suo avviso concludente, e forse
pure originale. Certo che per uno che - come lui stesso ammette - ha passato
piu' di 40 anni nel mondo accademico e nel settore umanistico e' un po'
pochino. Verrebbe da dire: su Stanley! Bando all'avarizia! Non dimenticarti che
parli del mondo che ti ha dato da mangiare per quasi mezzo secolo: qualche
argomento in piu' in loro difesa ste discipline umanistiche se lo
meriterebbero, non credi? E poi proprio tu, maestro di capriole dialettiche, ti
fermi cosi', al primo passo, a quello che potrebbe fare uno studente che abbia appena letto la “Metafisica” di Aristotele e l’”Apologia della storia”
di Bloch?
E si, perche' bisogna
dirlo, almeno l'originalità nel pezzo di Fish non c'e'. O meglio - se cosi'
vogiamo dire per salvarne una traccia - e' ampiamente anticipata dall'argomento
aristotelico dell'autolegittimazione delle scienze teoretiche - che
notoriamente lo Stagirita sosteneva fini a se stesse, il pensiero per il
piacere di pensare - e dall'idea che la storia e' perlomeno un piacere
intellettuale - anche non dovesse avere altri fini - dell'emerito storico
francese.
Si', Fish, le
discipline umane servono anche a ridimensionare l'originalita' delle presunte
novita'... ma questa e' un'altra storia.
Quello che qui ci
interessa e' sottolineare quanto sarebbe stato facile una difesa un tantino
piu' impegnata ed efficace. Non bisogna essere un genio per capire che senza la
storia, i classici della retorica, e le discipline etiche e politiche non
esisterebbero i sistemi governativi e giudiziari che reggono il mondo
occidentale e che, alla fin fine, permettono la possibilita' di dedicarsi alle
scienze. Ricordate Hobbes? Se non passassimo dalla barbarie al contratto che da
vita allo stato, rimarremmo impegnati giorno e notte a difenderci gli uni dagli
altri, e la tecnologia, le scienze fisiche, l'osservazione delle rivoluzioni
celesti e tutte queste belle cose rimarrebbero sogni delle nostre notti
tormentatissime. Sono forse gli ingegneri che praticano la difficile arte
politica della "tessitura" di interessi divergenti per creare un
minimo di vivibilita'? Non credo. Con tutto il rispetto degli stessi, senza i
quali, ammetto, vivremmo ancora nelle capanne, ma che senza noi umanisti non
avrebbero modo di fare i loro bei grattacieli.
Voglio dire: Fish
- Maître
à penser del postmoderno - grazie alla sua onnipotenza retorica avrebbe
fatto di questo argomentuccio, che ho umilmente riassunto, una impalcatura
inespugnabile. Perche’ non l’ha fatto? Lo so: I geni sono imprevedibili e
bizzarri, ma ci piacerebbero piu’ concentrati sull’obiettivo quando si tratta
di salvare la mano che li nutre, se non per convinzione, almeno per pragmaticissimo
opportunismo. Grazie.
