giovedì 27 dicembre 2012

giustificare le Humanities


Passato il Natale, possiamo smettere di essere troppo buoni.
Qualche giorno fa sono ritornato su un articolo di Stanley Fish, "Will the Humanities Save Us?"

http://opinionator.blogs.nytimes.com/2008/01/06/will-the-humanities-save-us/

Fish, considerato in ogni caso un maestro – buono o cattivo che sia - dei nostri giorni, si lancia in un attacco contro i tentativi di difesa della legittimita' della presenza degli 'studia humanitatis' nel mercato culturale del terzo millennio.
In parole povere, i quesiti in ballo sono: le discipline umanistiche ci servono ancora? Ci sono mai servite? Perche' continuare a finanziarle? Come se i finanziamenti piovessero torrenzialmente - piu' che mai nell'Italia madre di tali discipline. Comunque sia, Fish passa in rassegna, in pillole, i tentativi di difesa condotti fino ad oggi e poi dice la sua, ovvero: diciamoci la verita' ste discipline non servono a nulla tranne a soddisfare la curiosita' intellettuale di noi mortali. Finito? Si, il retore-filosofo dei nostri giorni non ha altro da dire e il suo argomento e' a suo avviso concludente, e forse pure originale. Certo che per uno che - come lui stesso ammette - ha passato piu' di 40 anni nel mondo accademico e nel settore umanistico e' un po' pochino. Verrebbe da dire: su Stanley! Bando all'avarizia! Non dimenticarti che parli del mondo che ti ha dato da mangiare per quasi mezzo secolo: qualche argomento in piu' in loro difesa ste discipline umanistiche se lo meriterebbero, non credi? E poi proprio tu, maestro di capriole dialettiche, ti fermi cosi', al primo passo, a quello che potrebbe fare uno studente che abbia appena letto la “Metafisica” di Aristotele e l’”Apologia della storia” di Bloch?
E si, perche' bisogna dirlo, almeno l'originalità nel pezzo di Fish non c'e'. O meglio - se cosi' vogiamo dire per salvarne una traccia - e' ampiamente anticipata dall'argomento aristotelico dell'autolegittimazione delle scienze teoretiche - che notoriamente lo Stagirita sosteneva fini a se stesse, il pensiero per il piacere di pensare - e dall'idea che la storia e' perlomeno un piacere intellettuale - anche non dovesse avere altri fini - dell'emerito storico francese.
Si', Fish, le discipline umane servono anche a ridimensionare l'originalita' delle presunte novita'... ma questa e' un'altra storia.
Quello che qui ci interessa e' sottolineare quanto sarebbe stato facile una difesa un tantino piu' impegnata ed efficace. Non bisogna essere un genio per capire che senza la storia, i classici della retorica, e le discipline etiche e politiche non esisterebbero i sistemi governativi e giudiziari che reggono il mondo occidentale e che, alla fin fine, permettono la possibilita' di dedicarsi alle scienze. Ricordate Hobbes? Se non passassimo dalla barbarie al contratto che da vita allo stato, rimarremmo impegnati giorno e notte a difenderci gli uni dagli altri, e la tecnologia, le scienze fisiche, l'osservazione delle rivoluzioni celesti e tutte queste belle cose rimarrebbero sogni delle nostre notti tormentatissime. Sono forse gli ingegneri che praticano la difficile arte politica della "tessitura" di interessi divergenti per creare un minimo di vivibilita'? Non credo. Con tutto il rispetto degli stessi, senza i quali, ammetto, vivremmo ancora nelle capanne, ma che senza noi umanisti non avrebbero modo di fare i loro bei grattacieli.
Voglio dire: Fish - Maître à penser del postmoderno - grazie alla sua onnipotenza retorica avrebbe fatto di questo argomentuccio, che ho umilmente riassunto, una impalcatura inespugnabile. Perche’ non l’ha fatto? Lo so: I geni sono imprevedibili e bizzarri, ma ci piacerebbero piu’ concentrati sull’obiettivo quando si tratta di salvare la mano che li nutre, se non per convinzione, almeno per pragmaticissimo opportunismo. Grazie.

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