sabato 19 novembre 2011

Fare la rana in America

Appena sbarcato nell'università americana, mi è stato detto "dobbiamo ibridizzarti"... 'ho santo cielo! - ho pensato - questi con gli esperimenti non hanno mai scherzato: guardo se proprio io devo essere il prossimo!' Così è iniziato il mio percorso per diventare da mammifero ad anfibio: una rana o qualcosa di simile. E' già, perché a chi vuole lavorare nell'italianistica - e viene dall'Italia e quindi da un'altra formazione - si chiede di tenere il classico piede in due staffe (prima o poi devo fare un corso per gli undergruades sugli idioms italiani) o - come mi è stato detto - di vivere intellettualmente, prima ancora che fisicamente, in due ambienti culturali diversi... molto diversi: l'Italia e l'America. Qualche esempio? Nel fantastisco mondo americano della ricerca umanistica, la filologia - che nell'ambiente italiano è considerata la Regina delle scienze - è declassata a Cenerentola, in attesa di un improbabile Principe Azzurro (chi s'accatterebbe l'ultima ruota di un carro che l'ha già persa?). Viceversa, qui ha spopolato la scuola di Derrida - decostruzionismo ed affini - che ha raccolto studiosi e poi interi College tra le sue fila, dagli anni '80 in poi. Paul De Man e la cosiddetta Scuola di Yale hanno ipnotizzato l'occhio americano che spesso non sa più guardare altro e tutto gli sembra insensato, tranne il decostruzionismo che, ironia della sorte, dichiara programmaticamente l'assenza di un senso e di una verità del testo. Lo so: sta diventando un po' complicato, ma non so come altro dirlo. Per capire meglio bisognerebbe mettersi a leggere libri del tipo Allegories of Reading (Paul De Man); The Critcal Difference, A World of Difference (Barbara Johnson) e titoli simili; roba da strizzacervelli, altro che i manuali di ecdotica! Ma il segreto qui è non buttare e non rifiutare nulla: accettare di vivere di qua e di là. Una vita da rana, come dicevo, che ha del divertente.

martedì 15 novembre 2011

quattro chiacchere serali a Hopkins

Qunado le persone hanno orali e luoghi in comune è inevitabile che si incontrino e così accade questo semestre ad un romano un siciliano e uno spagnolo: siamo tre colleghi che senza darsi nessun tipo di appuntamento si ritrovano nel laborario informatico di Gilman Hall - l'edificio con campanile al centro del Campus che è apparso in almeno un paio di film negli ultimi anni. ognuno è là per affari suoi, ma inevitabilmente sempre più l'attenzione si distoglie dai computer e si concentra su un qualsiasi discorso comune. Si comincia e spesso si finisce sullo scherzo, ma in mezzo si dicono anche tante cose serie. Ed ecco che saltano fuori gli argomenti più vari, di fine giornata, quando si ha più voglia del gossip che della lecture, spesso in italiano - visto che il collega spagnolo lo parla molto bene. Visto dal di fuori, ciò che fa più impressione è l'intersecarsi delle biografie di persone che vengono da realtà diverse e che lanciano le proprie esperienze sul tavolo comune. A volte ho l'impressione che l'America offra oggi ciò che l'Europa offriva molto di più nel Medioevo: l'Università come luogo di incontro tra estranei/stranieri. Il campus è un territorio franco o, di più, una momentanea patria comune: nessuno è escluso nella misura in cui porta sempre con sé la volontà di confrontarsi come documento d'identità.

venerdì 11 novembre 2011

Oggi a tavola con Dante

Oggi i mie cari undergraduates hanno sudato molto... sulle pagine dell'Inferno. Oggi la nostra lezione si e' svolta intorno ad un tavolo - siamo in tutto 11: miracoli di JHU! C'e' voluto un po' per crearne uno come dicevo io - semplicemente rettangolare senza 'buchi' al centro - ma alla fine ce l'abbiamo fatta: abbiamo sconvolto il tradizionale assetto strutturale della classe per provare se viene meglio leggere uno accanto all'altro, e la cosa devo dire che funziona - fosse solo per il fatto che li ho tutti piu' sott'occhio. Bene. Oggi, Dante, canto V: il tragico destino della passionale coppia Paolo e Francesca... un plot da "harmony", se letto troppo in fretta, o un meraviglioso racconto nel racconto in versi da vertigine... linguistica - e d'altronde sempre un corso di italiano e'! - se si ha un po' di pazienza.
La nostra armata si e' dunque cimentata con l'endecasillabo dantesco, alla ricerca di soggetti, verbi e complementi nella sintassi che tesse la storia dei due lussuriosi - e gli studenti continuano ad essere un po' timidi sull'argomento, per quanto sia continuamente presentato dal punto di vista letterario. Alla fine qualcosa ne e' uscito: intravedevo nei loro sguardi qualcosa di partecipativo alle vicende dantesche e alla fine uno di loro esclama, sinceramente - ormai li conosco, i miei cari ragazzi - "gia' finita la lezione?": credo non sia male dopo una lezione su un testo scritto 700 anni fa e letto da chi di Alighieri conosce solo il nome, o poco piu'.