sabato 6 ottobre 2012

la retorica e il pollo fritto

L'America e' in fermento per l'ultimo tratto decisivo della campagna elettorale. Questi sono i momenti in cui vale la pena stare alla finestra a guardare i fenomeni di questo paese - e che fenomeni! Oggi, ad esempio, mentre giravo per un quartiere afroamericano - si perche' qui perlopiù si va ancora a quartieri etnici - vengo fermato da una gentile signora attivista che sbandiera il nome di un candidato per il Congresso e distribuisce volantini. Non rifiuto l'invito a prendere il mio, ma chiarisco che venendo da fuori non voto e che la mia e' solo curiosita'. La tizia mi chiede di dove sono e, dopo qualche chiacchera, mi invita comunque a passare a vedere il candidato, visto che e' di origine siciliana. Leggo meglio il nome e mi accorgo in effetti che si tratta chiaramente di uno di origine italiana, quando dal nome passo a quello che c'e' intorno mi rendo pure conto che si tratta di un repubblicano... sbandierato e urlato in un quartiere nero?! Bah... come dice compiaciuta e sorpresa la nonna iperconservatrice nella serie TV The New Normal quando si accorge che alla festa c'e' un afroamericano repubblicano: l'ho sentito dire ma credevo fosse una leggenda...
Tornato a casa mi rimetto a seguire il dibattito sulla CNN sul primo incontro faccia a faccia tra i due candidati presidenziali, che ha regalato non poche sorprese al pubblico statunitense. Ci si interroga su ogni minimo dettaglio di quel evento: linguaggio verbale, corporeo, antecedenti, abbracci finali alle mogli; tutto ha o deve prendere un senso, anche perche' lo spettacolo deve continuare almeno fino all'arrivo del prossimo incontro tra i due. Tra i vari interventi, ascolto una giornalista che si avventura in un confronto diacronico, mostrando che il candidato repubblicano ha vinto l'incontro nonostante abbia detto cose opposte a quelle dette qualche tempo prima in un altro dibattito. E si meraviglia che questa cosa non abbia praticamente inciso sul voto dei telespettatori a suo favore. A parte che il senso diacronico non e' quello piu' sviluppato da queste parti - un giorno sentii di uno studente del college che ipotizzava un influsso di Petrarca su Dante, e non scherzava -  ma soprattutto si dimentica qui un principio enunciato circa 25 secoli fa dalla retorica greca: l'uditorio ha memoria brevissima e raramente mette a confronto argomentazioni opposte fornite in momenti diversi dallo stesso oratore, soprattutto quando e' galvanizzato dalla performance del momento, proprio perche' e' catturato dall'istante. Avviene qui come in Italia e in tante altre parti del mondo piu' o meno civile. Ma insomma, ci si aspetta che il votante - in qualsiasi nazione e per qualsiasi partito voti - si avvalga del principio di non-contraddizione per misurare il livello di coerenza nella storia delle performance di ogni candidato? E' come se prima di mangiarsi il pollo fritto uno si mettesse ad indagare il livello di grassi saturi e insaturi e l'impatto che hanno sulla salute; e che ci faremmo poi con l'industria dei polli?