domenica 8 gennaio 2012

L'italia nell'immaginario altrui

Generalizzerò... ma non credo di allontanarmi troppo dalla realtà. Quello che sento dalle parole degli americani o inglesi che parlano dell'Italia è sempre un quadretto tutto fiori, luce e panorami, nella versione più sublimata, o cibo e bella vita al suon di serenate per i più materialisti. Insomma, continua ad essere in sostanza quello che raccontano i viaggiatori letterati da un paio di secoli a questa parte; Nathaniel Hawthorne è un ottimo esempio, quasi un archetipo del modo in cui l'americano sente l'Italia. Il suo The Marble Faun è ben più che centenario ma è anche attualissimo per il modo in cui l'Italia è sognata dagli stranieri, tra il gotico, il trasognato e il romantico.
E' uno dei motivi, credo, per cui al pubblico americano piace tanto La dolce vita di Fellini, che sta alla vera realtà romana come un sogno sta alle percezioni che l'hanno ispirato. Fatto sta che quel film, tanto per fare un esempio, è spesso il solo frammento di Italia che vive nell'immaginario dello studente medio di college: tutto il resto riguarda il cibo, come potete ben immaginare... Ma il contagio da Belpaese tutto meraviglie e spontaneità affligge in modi diversi anche gli adulti. Ieri a cena da amici - non faccio nomi, non si sa mai - un distinto signore inglese - a dimostrazione che non è solo un problema americano - parlava di una sua visita a qualche isola della costa amalfitana come se avesse attraversato il paradiso dell'Europa e, visto che l'esperienza era andata così bene, aveva deciso per la prossima estate un romantico giro nell'entroterra campano, nei villaggi più lontani dal turismo... sì, magari a Casal di Principe, a visitare il set di Gomorra... ma ci rendiamo conto! Io e Monica abbiamo tentato di spostare il suo progetto suicida in Basilicata, non so... tra i sassi di Matera, per esempio, dove il rischio di tornarsene sano e salvo in UK è più alto. Abbiamo già un esempio di altri amici del nord Europa finiti con una pistola puntata alla tempia perché s'erano fatti prendere dalla febbre del giro in Campania.
E' sempre la stessa storia: la sindrome del romantico paese del sole e dei limoni, tutta natura e genuinità di costumi, dove la gente è spontanea, cordiale e vera, e basta: un ritrattino monocromatico, abbastanza piatto, quasi stucchevole, che si ripropone a discapito della complessità del nostro paese, che è bello e dannato come gli eroi di Scott Fitzgerald, alle prese con nodi inestricabili come i labirinti di Borges, e non più tanto ben disposto a coccolare il turista di turno.

1 commento:

  1. "Perché dubito, disse Giove, mandarlo con que' di Calabria, o Puglia, o de la Campania felice, dove sovente dal rigor de l'inverno sono uccisi ..." Girodano Bruno: Spaccio, Dialogo III, Parte II - p. 761

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