Russell Peters ha un facciotto simpatico e sembra nato per ridere e far ridere, con intelligenza. E' un canadese di origine indiana specializzato, se esistono specializzazioni nella commedia, in comparativistica culturale. I suoi spettacoli, molti dei quali reperibili su youtube - e vi consiglio di dargli un'occhiata - sono ispirati a situazioni vere e molto drammatiche, scottanti questioni razziali che un paese come gli US dovrebbe aver risolto da tempo. Russell affronta tali spinosi problemi, che spesso sono esclusi dai salotti del politically correct, usando espressioni linguistiche ormai bandite dalla lingua quotidiana, ma ammesse nella commedia per riflettere ridendo - e scommetto che ha avuto piu' di un incontro con avvocati e affini per tutto cio'. Ci sono parole che non si dicono, nemmeno dentro la propria testa, perche' usate fino a poche decine di anni fa per insultare una larga porzione di cittadini. Tali espressioni, che per chi viene dall'Europa potrebbero non costituire un tabu', e' bene conoscerle, magari leggendo piu' che andando a chiederle in giro, per garantirsi una certa serenita' sociale su territorio statunitense.
Un giorno un caro amico americano mi mostro' un epiteto sulla pagina del romanzo To Kill a Mockingbird di Harper Lee - da cui e' stato tratto un bel film - sussurrandomi di non pronunciarla mai, per nessuna ragione al mondo. E mi sono accorto di quanto avessi introiettato quell'imperativo - veramente categorico - quando l'ho sentita pronunciare da Peters nel suo show in un contesto che denunciava, con un sorriso, la verita' dei rapporti razziali in questo paese. La prima cosa a cui ho pensato e' "ehi! non si dice", poi ho ripreso coscienza: si trattava solo di satira sociale. E a buon fine.
non si dice, non si dice... ma si fa!
RispondiElimina