“We didn’t land on Plymouth Rock, my brothers
and sisters - Plymouth rock landed on us!”
Bisogna ammettere che come esordio da
predicatore non c’è male. Si tratta, infatti, di una potentissima scossa contenuta
in una delle prime conferenze che Malcom X (all’anagrafe Malcom Little) tenne
come assistente nel tempio islamico di Detroit.
Potrebbe essere tradotta: “Non siamo atterrati
sul suolo americano – come i padri pellegrini – ma è piuttosto l’America, con tutti i
Pellegrini, che si è pesantemente accomodata sulle nostre schiene”. E non credo
che l’invettiva possa essere interpretata in altro modo – la schiettezza di
Malcom era proverbiale, condita con una abilità retorica acquisita da autodidatta. Basta leggere The Autobiography of Malcom X: As Told to Alex Haley (sciegliete
l’edizione che preferite) e ascoltare qualche intervista e intervento
dell’epoca su youtube per rendersi conto che un qualcosa di miracoloso c’è – e
credo si chiami ‘forza di volontà’ - in uno che da
teenager analfabeta è diventato uno dei più potenti oratori del secondo dopoguerra. Di lui si diceva, con tono da
leggenda epica, che fosse l’unico leader afro-americano che poteva calmare una
folla inferocita o incendiare i più miti fino alla
rivolta. L’accigliatissimo Malcom combatteva con tutto se stesso ogni traccia
di Occidente bianco nel popolo nero – fino ad odiare e ripudiare il suo stesso
sangue, letteralmente, perché macchiato di sangue bianco da una delle tante violenze passate.
Eppure emerge qualcosa di profondamente paradossale
in questa storia. A conti fatti, scorrendo l’autobiorgrafia, Malcom è un ottimo
esempio di self-made man statunitense: autodidatta, passato dalla spazzatura
del ghetto al pulpito del tempio, dotato di forza erculea, lavoratore indefesso
con orologio sempre alla mano (l’oggetto al quale, dice lui stesso, si
rivolgeva più frequentemente), e così via per una lunga serie di rilevanti dettagli.
C’è qualcos’altro che accomuna l’intelligenza
di Malcom ai più raffinati prodotti
dell’Occidente – forse più europeo che
americano – ovvero il costante esercizio del sospetto. Proprio quello che
accomuna alcuni dei filosofi da lui tanto odiati perché occidentali: Marx,
Nietzsche, Freud – per rimanere alla definizione dei maestri del sospetto di
Ricoeur, ma se ne potremmo aggiungere altri. Malcom si definiva risvegliato dal
lungo letargo culturale imposto ai neri per tenerli sottomessi con la complicità della morale cristiana che i bianchi avevano sapientemente costruito a
proprio vantaggio per secondi fini. Ma non era Nietzsche che definiva il
cristianesimo la più sottile arma del potere
esercitato da chi non riesce ad avere altra fonte di potere? E non era Marx
che definiva tutte le sovrastrutture borghesi del capitalismo (dei bianchi, di
chi altro?) un espediente per opprimere le classi subalterne? E non era Freud
che definiva le belle architetture della coscienza come una difesa contro
l’esuberanza dell’inconscio?
Che l’Occidente sia più insidioso, nel celarsi sotto mentite spoglie, di quanto lo stesso Malcom
non sospettasse?
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