Devo dire la verita': la prima cosa che ho pensato sbarcato a Fiumicino e' stata "ma perché non ho preso un aereo per la California?". La città in questi due anni non mi e' mancata e la voglia di tornare era tiepida... per una serie di ragioni che includono il modo in cui me la immaginavo peggiorata - vedrò se era solo immagine o anche realtà. Prima di partire ho letto del film di W. Allen su Roma e le critiche di Verdone al film e al regista. Diciamo che mi immagino un certo occhio americano sulla capitale e quanto esso possa essere superficiale, quando da' il peggio di se', ma che il pacato Verdone si metta a fare lo Sgarbi maleducato e irriverente per l'occasione non mi sembra proprio il caso, e poi non mi sembra che lui abbia dato negli ultimi anni immagini particolarmente 'vere' della città'; comunque, sia Allen che Verdone non aggiungevano molto alla mia tiepida euforia per il viaggio romano.
La seconda cosa che ho pensato e' stata che volevo 'rivedere' il più possibile, tutto quello che si può concentrare in pochi giorni. Insomma una specie di voracità che prende chi sa di trovarsi di nuovo al centro del mondo - o almeno di uno dei mondi che furono - e che vuole riportare via più esperienze possibili. Il camminare, ecco, il girare a piedi per vicoli, piazze, tra luci, tra una sponda e l'atra del fiume e' un modo per fare bottino di immagini e sensazioni. Ho portato con me solo due libri: Julian di Gore Vidal, e Why I am not a Christian di B. Russell, come e' stato per altri libri che ho preso e lasciato in giro tra un paese e l'altro, mi accorgo solo dopo che le scelte non sono casuali. Quei libri in transito descrivono in quale modo il mio viaggio: le aspettative, le tensioni, l'astio, i nodi irrisoti, cio' da cui fuggo e cio' che cerco. Essi sono muti testimoni dell'animo che porto con me. Puo' essere che sia solo una lettura retrospettiva, di quelle che Berson chiamava ricostruzioni ordinate a posteriori di cio' che, all'origine, non ha alcun ordine. Ma che le cose abbiano o ottengano un senso non ha poi cosi' importanza, visto che il risultato pratico non cambia: guardo i libri che ho con me e vedo chiaramente da quale Roma sono andato via, e quella che voglio rivedere il più possibile.
Vorrei non dormire per captare il più possibile saltando da una parte all'altra della città - e a dire il vero, dovunque sono, il dormire mi sembra sempre più una perdita di tempo, specialmente quando di tempo ce ne e' poco.
Intanto stanotte Roma e' immobile in un clima perfetto - e che durerà poco, temo - mentre scrivo, intorno ho un storia millenaria immersa nel buio, cosa scontata per chi vive qui sempre, ma e' esattamente cio' che rende euforico il visitatore momentaneo. Si dice che Carl Gustav Jung non riuscì mai a raggiungere Roma: svenne prima di entrarvi per eccesso di... storia condensata in un sola città, come a dire troppa densità per essere sopportata da chi e' particolarmente sensibile a cio' che lascia il passato. Il turista occasionale sviene al massimo per il caldo estivo, e' vero, ma la sua - la mia - euforia da bambino nel parco della storia universale e' una realtà. State lontani per un po' e poi mi direte.
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