sabato 3 novembre 2012

Cibo o collanine?

Il supermercato statunitense è un mondo parallelo ed immenso, e i carrelli che lo attraversano non sono da meno: conterrebbero senza problemi un paio di europei, quattro o cinque cinesi, e forse anche un pigmeo, tutti insieme e senza stare particolarmente stretti. Come si fa a riempire tale abbondanza di spazio con il cibo? Si fa, basta prenderne tanto, soprattutto prima delle storm e degli uragani che si ostinano ad attraversare un paese dove i fili della luce sono appesi per aria e sui quali crolla sistematicamente un albero (perché, poi, nel paese dove gli alberi cadono così spesso si sia deciso di far viaggiare gli elettroni tra i rami rimane, per me, un mistero). Ma l'essenza dell'esperienza del "grocery shopping" si raggiunge quando si tenta di capire cosa ci sia esattamente nei carrelli altrui.
Il mio passatempo preferito, navigando attraverso i supermercati per ragioni di sopravvivenza, è guardare di cosa si cibano gli altri. Non so, è una specie di voyerismo alla ricerca di accozzaglie sempre più indecifrabili. Il fatto è che questi prodotti alimentari, o comunque li si voglia chiamare, visti sugli scaffali ben ordinati non fanno impressione: stanno lì tutti in fila, colorati, di bella presenza, quasi ti scordi che sei al supermercato e ne ammiri la varietà, le forme strambe, le confezioni creative e nell'immaginare cosa ci possa essere dentro il pensier si perde... Ma quando poi li vedi buttati lì nel carrello di qualcun altro, ti svegli e ti ricordi che quello è cibo, sì insomma, lo chiamano così e c'è pure chi lo mangia.
A volte mi devo controllare, perché mi accorgo che qualcuno mi guarda strano, perché io guardo strano il "cibo" nel suo carrello, e allora capisco che ho appena avuto una crisi acuta di voyerismo e che sono stato scoperto e allora, tentando una goffa ritirata, mi guardo il mio di cibo nel mio carrello e ... m'annoio: lattuga, latte bianco, un pacco di pasta che tenta di farsi bello in confezione rossa (ma che rimane sempre la semola che è), e così via.
Al termine del viaggio, quando sto per riposare il gigantesco carrello di cui non riesco mai ad onorare degnamente la capienza, una domanda continua a frullarmi in testa: quanti colori possono avere i cereali prima che si trasformino in cerchietti per fare collanine? Poi ricordo che sulla scatola c'è scritto "real food" e allora mi acquieto.

Nessun commento:

Posta un commento