"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Ogni viaggiatore in cuor suo ha sempre saputo che l'Ulisse di Dante ha dannatamente ragione. Egli è il patrono pagano - se mai se ne può pensate uno - di tutti coloro che credono nell'imprescindibile valore dell'esperienza dell'"altro" per divenire esseri umani. L'undergraduate americano di solito studia l'italiano per incontrare Dante e il suo Ulisse. C'è qui qualcosa di non casuale. Ulisse fits very well con il DNA statunitense. Gli studenti lo sentono, senza esserne necessariamente coscienti, nella misura in cui tutti loro hanno delle storie di traversate oceaniche nelle loro famiglie. l'Ulisse dantesco è l'unico personaggio del poema diciamo... centrifugo, che tenta di attraversare l'Atlantico, che cerca il diverso, che non insiste sulle stesse esperienze, un Don Giovanni della conoscenza, che non si accontenta mai, che desidera sempre altro, che va oltre Circe, le sirene, le colonne, oltre e ancora oltre, preso da una febbre che aumenta con l'andare avanti. Non l'avete mai provata? Beh... comincia col non riuscire a saziarsi di quello che sta intorno e continua con la voglia di ascolare cosa succede dai quattro angoli del mondo e poi continua volendo andarci in quei quattro lontani angoli della terra e quando si approda in uno di quelli, già si desidera l'altro... - mi sa che è l'effetto di un'altra tropicale notte nella Gleaming City... ma non del tutto.
Quando si comincia a muoversi non è così facile fermarsi e la febbre del viaggiatore è più un virus permanente che un malanno passeggero. Anche perché l'andare oltre le proprie Colonne d'Ercole implica l'estraneazione, il non riconoscersi più in ciò che si era e tornare indietro non annulla l'alienazione: dopo le Colonne si muore per il consueto e si vive per il diverso.
Quando ascolto le storie degli statunitensi, viaggio attraverso i due ultimi secoli con personaggi che erano giganti figli di tempi dove per venire qui si passavano rischi inimmaginabili. Alcuni arrivavano altri no. Il low cost con la british airways - o chi per essa - ancora non esisteva, e la traversata poteva finire come il viaggio dell'Ulisse dantesco, eppure - come l'Ulisse - lo si faceva. Ora non si rischia pìù tanto, si può tornare indietro con un volo qualsiasi, ma rimane l'archetipo odisseico di chi non può fare a meno di andare oltre, assecondando la febbre del conoscere ciò che ancora non si è visto.
Molti studenti dei corsi di italiano li seguoni per riscoprire le proprie memorie familiari. Cominciano con una vaga ed imprecidìsa idea della cultura italica - qualche nome come Michelangelo o Zeffirelli, qualche parola spesso in dialetto - e man mano ritrovano ciò che i loro nonni odisseici avevano tentato a tutti i costi di lasciare. Per ironia della sorte - e ancora sotto il patronato di Ulisse - il viaggio alla scoperta dell'altro riparte dai nipoti, alla ricerca del punto di partenza. E magari alcuni attraversano l'ocenao in senso inverso, per una estate in Italia, e allora li prende la febbre del viaggiatore... Mesi fa ho scritto una lettera per sostenere la candidatura di una mia studentessa ad un programma di studio in Toscana: è stata accettata ed è già partita... spesso comicia così, con una partenza di qualche mese e poi diventa l'irresistibile attrazione verso l'inusuale, ciò che è oltre il nostro orizzonte abituale.
Mi farò raccontare delle Colonne d'Ercole e dei mostri dei mari e delle terre ignote al di là degli States.
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