L'altra sera ero ad una cena, diciamo un po' di lavoro e un po' di svago - l'ottimo vino rosso ha avuto la sua parte. Eravamo poche persone in un ristorante a Baltimore vicino al campus, reduci da un convegno a Hopkins - roba da rinascimentalisti incalliti. Attorno al tavolo, oltre a me, sedevano un esperto di gnosi ed esoterismo occidentale, uno studioso di storia dell'alchimia, un docente di cultura spagnola e un bibliotecario che gira per il mondo ad acquistare manoscritti e stampe rarissime - grazie al quale qui a Baltimore si trovano tesori inestimabili per studiosi, bibliofili e investitori.
Insomma ero in buona compagnia e la chiacchierata ovviamente riguardava argomenti comuni, intervallata da qualche occhiata smarrita del cameriere, che si chiedeva probabilmente di che diamine stessimo parlando. A dire il vero ci sono dei momenti in cui l'incomprensibilità del codice fa parte del piacere della discussione e rende il tutto più comico: credo che abbiano un piacere simile i matematici quando parlano il loro gergo fatto di numeri e formule, e ridono o si sorprendono alla fine di qualche cifra o operazione detta da qualcuno di loro.
Ebbene, mentre si svolgeva la nostra discussione in marziano a proposito dei tempi e dei modi per ottenere un libro nelle varie biblioteche nel mondo, ho avuto una epifania... una visione che cerco di tradurre in parole comuni: la funzionalità della biblioteca dove passi buona parte del tuo tempo da studente o da ricercatore e' direttamente proporzionale all'incremento della capacita' di pensare ...
Insomma, non si tratta solo di accelerazione dei tempi di produzione di un articolo o di un libro, ma proprio della velocità con cui si connettono le idee e della loro qualità, che dipende dalla velocità' con cui ricevi il materiale per lavorare e della quantità di materiale che puoi tenere contemporanea difronte agli occhi... ok, sta diventando di nuovo linguaggio marziano.
Detto in altri termini: chiunque ha frequentato o lavorato presso le biblioteche nazionali di Roma o Firenze sa bene l'inferno delle attese per avere un solo libro o manoscritto, l'impossibilita' di avere più di un ristretto numero di pezzi tutti insieme di fronte agli occhi e l'assoluta assenza di supporti informatici degni di tale nome. Il risultato di tutto ciò e' che per scrivere un capitolo di un libro o un articolo ci si mettono mesi... anni o semplicemente si abbandona l'impresa. Sbarcati qua succede l'inimmaginabile. La biblioteca di Hopkins - per fare un esempio tra vari - non e' una biblioteca... e' una rete bibliotecaria, connessa con alcune delle maggiori biblioteche della nazione. Puoi tenere per mesi centinaia di libri alla volta a casa. Puoi ordinare capitoli di libri e articoli via online, che ti arrivano in pdf direttamente nella posta elettronica. Il tutto in tempi incredibilmente brevi. Nel giro di pochi giorni hai tutto cio che ti serve per scrivere un intero libro, e ti puoi tenere quel materiale praticamente finche' ne hai bisogno: se nessuno lo chiede, perché restituirlo? Il che non fa una piega - ma bisognerebbe spiegato alle amministrazioni delle biblioteca nazionali italiane.
Tornando all'epifania: tutto questo permette allo studioso di fare connessioni più veloci e di sviluppare idee che altrimenti non verrebbero mai fuori... perché da altre parti, a forza di aspettare un libro, il cervello ti si ammuffisce e quando arriva non serve più ad un granché, perché hai ormai preso troppi caffè per ammazzare il tempo o perché nel frattempo ti sei dato al giardinaggio o qualche altro lavoro dove gli strumenti sono più a portata di mano!
E' incredibile... mi sento veramente un eroe ad aver scritto un libro con il solo uso delle biblioteche italiane, certo ci ho messo una 'vita': un qualsiasi giovane universitario qui ci avrebbe messo un quarto del tempo senza girare come un matto tra treni e metropolitane per raggiungere biblioteche preistoriche.
Le epifanie tardive... ma meglio tardi che mai - o almeno così mi consolo.
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