domenica 4 agosto 2013

la terra degli dei

Come promesso, dopo lunga assenza, eccomi per la parte mancante - sembra un secolo fa.
dopo aver lasciato Moab, verso sud, ben presto si incontra la US-163 detta anche "scenica" perche' passa a destra della Monument Valley, anche se a volte in prospettiva sembra che ci si sbuchi dentro e che quei monumentali cilindri di roccia rossa siano la' ad attenderti sbarrando la strada. Spesso effetti simili si hanno in questi posti dove le misure gigantesche ingannano l'occhio. Si', questa potrebbe essere la terra dove un tempo abitavano giganti, di quelli in cui si racconta nelle mitologie. I Navajo, che sono 'proprietari' della vallata, credono invece che qui dimorino gli dei. In effetti quelle montagne a tetto piatto sembrano fatte a posta per accogliere esseri dall'alto - e chissa' che qualcuno non abbia anche fantasticato su piattaforme per gli alieni... Viene voglia di vedere cosa si vede da lassu', com'e' li' l'aria, come si respira dalla terra degli dei. Il turismo non aiuta questi luoghi, in molti sensi, e i Navajo sono tristemente rassegnati a vendere souvenir e timbrare biglietti d'ingresso. Brutta storia quella che si legge sulle poche righe esposte all'entrata della valle: si tratta di deportazioni e 'rimpatri' di circostanza, insomma un altro tassello della storia di uomini che decidono della sorte di altri uomini. Per non parlare dell'albergo costruito proprio all'entrata, che cerca di camuffarsi tinto di marroncino, come un bunker nel deserto, orribile e pullulante di turisti. Un oggetto collocato a sproposito, fuori posto e blasfemo.
Siamo ripartiti al tramonto, un po' delusi dall'ambiente, proseguendo sulla 163, ormai da un pezzo nel deserto dell'Arizona, dopo Kayenta, svincolo di passaggio, abbiamo dirottato verso ovest, verso Page, sul lago Powell. Prima notte in macchina attraverso il deserto. Se anche si potesse vedere qualcosa, non  ci sarebbe molto da ammirare: dopo la Monument Valley la terra si distende noiosamente e non si vede l'ora di scorgere l'acqua di un lago o del fiume Colorado. Non c'e' una casa per miglia e la strada non e' piu' illuminata, l'effetto e' di una corsia che corre dal nulla verso il nulla, avanti, dietro, di lato. Ci si potrebbe fermare a guardare le stelle, senza una fonte di luce nel raggio di decine di miglia, saranno piu' vive che mai, ma non c'e' nemmeno una corsia d'emergenza e non si sa dove accostare.
A Page si arriva dopo ore e la prima cosa che si vede sono tre ciminiere alte quanto le montagne, abbarbicate su un edificio illuminassimo, che buttano fumo grigio nella notte nera. E' finita la strada del nulla, si rivedono tracce umane, non delle migliori.

Scrivo dalla California, Los Angeles, dove le autostrade/freeway - a proposito di artefatti - nonostante le 7 corsie per carreggiata, non sono preferibili alla via attraverso il deserto.

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